Inserito da: tizianopascutto | 5 Luglio 2009

Caldo… per tutti!

Al primo caldo, le nevi si sciolgono. E chi ha “il fisico” ne approfitta!

Inserito da: tizianopascutto | 16 Giugno 2009

Esploriamo la natura dell’Oasi Zegna


Oasi Zegna - Programma del 21 giugno 2009

Come già lo scorso settembre, domenica 21 giugno 2009 ecco un altro appuntamento per chi vuole per conoscere gli abitanti del suolo e del sottosuolo dell’Oasi Zegna, in compagnia mia e di Matteo Negro.

Si partirà dal Bocchetto Sessera alle 9.30, e si passeggerà verso l’Alpe Moncerchio, alla scoperta dell’ambiente e degli animali che popolano l’Oasi, tra cui il famoso Carabus olympiae e la laboriosa Formica rufa, anche con il supporto di materiale fotografico specifico e con l’ausilio di un piccolo laboratorio microscopico da campo.

Per consultare il programma completo, ecco la locandina in formato pdf.

Per informazioni e prenotazioni,
- Matteo Negro: tel. 349 6604288, email matteo.negro [chiocciola] unito.it
- Tiziano Pascutto: tel. 338 9736700, email tiziano.pascutto [chiocciola] live.it
- Oasi Zegna: tel. 015 756129, email oasizegna [chiocciola] zegnaermenegildo.it

Inserito da: tizianopascutto | 10 Giugno 2009

Gli incontri del progetto INFEA

In occasione del progetto INFEA ho trascorso alcune mattinate intense e costruttive con gli studenti delle scuole medie (prima immagine) e dei geometri (seconda e terza immagine).

Le classi partecipanti hanno seguito con grande interesse i video e le immagini riguardanti la coltivazione del riso e la sua importanza come prezioso alimento per l’uomo, e anche le tematiche della biodiversità degli ambienti risicoli e di pianura, e la fauna alloctona (detta anche “aliena”).

E per vedere fisicamente ciò di cui abbiamo parlato a lezione, non poteva poi mancare una visita in “campo”! Di fronte all’Abbazia di Santa Maria di Lucedio ed al prezioso Bosco della Partecipanza, gli studenti hanno non solo approfondito l’aspetto naturalistico della propria provincia, ma anche quello storico ed umano.

I laboratori didattici La coltura del riso e la risaia come fonte di biodiversità sono organizzati dall’Associazione Culturale Morpheus di Castell’Apertole.
Gli incontri sono stati rispettivamente:

  • 4 maggio 2009, relatori Matteo Negro e Sara Canterino;
  • 11 maggio 2009, relatori Tiziano Pascutto e Matteo Negro, per l’Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri Piero Calamandrei (succursale Geometri) di Crescentino;
  • 18 maggio 2009, relatori Tiziano Pascutto e Gabriele Chiappetta, per la Scuola Media Statale M.O. A Caretto di Crescentino.

L’iniziativa, biennale, rientra nel progetto di educazione ambientale INFEA 2008/2009, realizzato in collaborazione con la Provincia di Vercelli e la Regione Piemonte.

Inserito da: tizianopascutto | 7 Giugno 2009

Documentario Home

Mi hanno segnalato l’uscita di Home, un documentario sull’ambiente e sul cambiamento climatico, realizzato quest’anno dal fotografo francese Yann Arthus-Bertrand (qui il profilo di Arthus-Bertrand su Wikipedia); lungo circa un’oretta e mezza, è visibile (tutto e gratis!) su YouTube, all’indirizzo http://www.youtube.com/user/homeproject. Qua sopra potete vedere il trailer pubblicitario del film. Purtroppo la pellicola non è in italiano, ma solo in inglese, francese, tedesco e spagnolo (e relativi sottotitoli).

Pazienza, ci sono comunque certe spettacolari immagini che neanche hanno bisogno di commento!

Inserito da: tizianopascutto | 2 Giugno 2009

Troglobio, troglofilo e troglosseno

(Ho redatto questo testo sulla base della lezione La vita nel mondo ipogeo e la salvaguardia dell’ecosistema grotta. Elementi di Ecologia e Biospeleologia, che ho tenuto il 15 maggio per il 41° Corso di introduzione alla speleologia “Marco Ghiglia” (questa la locandina), organizzato dalla Scuola Nazionale di Speleologia C.A.I. e dal Gruppo Speleologico Biellese C.A.I.)

Non solo i profani, ma anche numerosi speleologi non hanno generalmente idee precise sulla vita del mondo ipogeo. È comunque noto a tutti che l’ambiente sotterraneo, una volta superata la zona di transizione nella quale giunge ancora una certa quantità di luce e di calore, ospita una fauna particolarmente specializzata a vivere in totale assenza di luce, scarsità di cibo, umidità relativa alquanto alta e, tra gli altri innumerevoli fattori ecologici, la mancanza di apprezzabili variazioni stagionali.

La fauna “cavernicola”, definita per convenzione troglobia, è essenzialmente composta da invertebrati di piccole dimensioni (insetti, aracnidi, crostacei, chilopodi, diplopodi, molluschi, ecc.). Per gli organismi che vivono in questi ambienti si utilizza una classificazione proposta da Pavan ed altri e poi riveduta e semplificata da Ruffo (1959). I “cavernicoli” vengono dunque suddivisi in quattro categorie principali:

  • Troglosseni: specie che si trovano in ambiente ipogeo solo accidentalmente, come quelli che cadono all’interno dei pozzi verticali o fluitati dalle acque.
  • Troglofili: specie che sono presenti con maggiore regolarità nell’ambiente ipogeo. Questa categoria comprende due distinti gruppi di animali.
  • Subtroglofili: quelli che si trovano in grotta o in ambienti artificiali solo in alcuni periodi della loro vita e non presentano adattamenti all’ambiente sotterraneo.
  • Eutroglofili: quegli animali che, pur manifestando una spiccata preferenza per l’ambiente ipogeo e possiedono inoltre alcuni particolari adattamenti morfologici e fisiologici, possono vivere e in alcuni casi riprodursi anche nell’ambiente epigeo.
  • Troglobi: organismi considerati “cavernicoli obbligati” cioè perfettamente adattati alla vita ipogea e non più capaci di svincolarsene. I troglobi svolgono l’intero ciclo vitale all’interno delle grotte o più precisamente del reticolo sotterraneo e presentano in maniera evidente vistose modificazioni morfologiche e fisiologiche rispetto alle specie epigee.

Gli organismi esclusivi delle acque sotterranee prendono invece il nome di stigobi (e, per analogia con i troglobi, vengono usati i termini stigofili – ed anche eustigofili – e stigosseni).

E ora qualche immagine:

Alpioniscus feneriensis è un piccolo crostaceo depigmentato e descritto da Parona nel 1880.  La specie è diffusa ampiamente in Piemonte e nelle Alpi Marittime francesi. Alcuni autori considerano quest’isopode terrestre come un elemento troglobio, mentre altri lo considerano eutroglofilo.

Sphodropsis ghilianii, (Coleottero Carabide) è una specie suddivisa in varie razze, presente in un vasto areale delle Alpi occidentali, dalle Liguri alle Lepontine.
Elemento silvicolo dei boschi di faggio ma anche, in tutto il suo areale (anche negli scisti), clasifilo specializzato che penetra anche molto all’interno nelle grotte, tanto da essere considerato eutroglofilo.

Gli adulti dei nematomorfi o gordiacei si osservano normalmente nei ruscelli a lento decorso, nelle pozzanghere e negli abbeveratoi. Hanno l’aspetto di filamenti lunghi una decina di centimetri e spessi poco più di un millimetro.
I gordiacei possono essere visti spesso aggrovigliarsi (da qui il nome di gordiacea, per allusione al nodo di Gordio). Le larve sono invece parassite di vari artropodi.
Nelle pozze di stillicidio e nei ruscelli delle grotte dell’Italia settentrionale si rinvengono occasionalmente, quindi, nonostante l’aspetto morfologico tipico dei troglobi, i gordiacei sono generalmente dei troglosseni

Inserito da: tizianopascutto | 13 Maggio 2009

Il passero solitario

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno.
Quando facevo le elementari (taaanto tempo fa!) trovavo le poesie di Giacomo Leopardi un po’ tristi e leggermente difficili da memorizzare;  da buon “piccolo naturalista” però, mi colpì molto il Passero solitario.
A quei tempi i libri erano un vero lusso, i naturalisti erano una casta da licei e università, mentre la televisione puntava piuttosto sugli animali degli zoo e sui fenomeni da baraccone (ovviamente le vittime erano gli animali). Insomma: non avevo idea di come fosse fatto!
Spesso quindi, vagando per le campagne, cercavo con lo squardo quest’uccello, non sapendo bene la sua grandezza, i suoi colori e come mai fosse finito al centro di questa poesia…
E alla fine eccolo! Cosa ne dite, ha veramente l’aria di “solitario”?
PS: L’immagine del Passero solitario (Monticola solitarius) è stata scattata dall’amico Ghigo Rossi di Aosta; l’esemplare è stato catturato e rilasciato dopo le osservazioni ornitologiche e l’anellamento.

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno.

Quando facevo le elementari (taaanto tempo fa!) trovavo le poesie di Giacomo Leopardi un po’ tristi e leggermente difficili da memorizzare;  da buon “piccolo naturalista” però, mi colpì molto Il passero solitario.

A quei tempi i libri erano un vero lusso, i naturalisti erano una casta da licei e università, mentre la televisione puntava piuttosto sugli animali degli zoo e sui fenomeni da baraccone (ovviamente le vittime erano gli animali). Insomma: non avevo idea di come fosse fatto!

Spesso quindi, vagando per le campagne, cercavo con lo sguardo quest’uccello, non sapendo bene la sua grandezza, i suoi colori e come mai fosse finito al centro di questa poesia…

E alla fine eccolo! Cosa ne dite, ha veramente l’aria di “solitario”?

PS: L’immagine del passero solitario (Monticola solitarius) è stata scattata dall’amico Ghigo Rossi di Aosta; l’esemplare è stato catturato e rilasciato dopo le osservazioni ornitologiche e l’inanellamento.

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