FRAMMENTI DI VITA: “NOÉ”, IL MIO PICCIONE VIAGGIATORE

Arrivò il momento che, tornando in famiglia dopo anni di collegio, feci diventare il mio giardino uno zoo con più di cento animaletti: uccelli, topolini, serpentelli, insetti, ragni e tanti altri!
Il mio piccione viaggiatore, desiderato da sempre, lo trovai in un negozio di Biella dove vendevano sementi e uccelli (negli anni 50-60, non vi era nessun tipo di divieto).
“Noè” era ancora un pullo da svezzare e mi costò la bellezza di una cocorita, un cardellino e un canarino (il baratto, in quel periodo era molto di moda).
Iniziai l’addestramento con brevi voli, poco lontano da casa mia; poi lo portai a Oropa, alla Panoramica Zegna di Trivero, alla Baraggia di Candelo, alla Bessa di Mongrando, ecc.
Tornava sempre a casa, era uno spettacolo vederlo arrivare. 
Un triste giorno “Noè” non fece più ritorno, forse aveva trovato uno stormo di suoi simili e si era unito a loro, oppure un rapace o una doppietta aveva messo fine alla sua vita. Caro “Noè”, come vedi, anche a distanza di molti anni, non ti ho mai dimenticato, sarai sempre nella mia mente e nel mio cuore.

IL PASSEROTTO, “Patrimonio dell’Umanità”

Vedo le rondini e gli stornelli andarsene in autunno, mentre le cince, il codibugnolo, lo scricciolo ed il pettirosso arrivano nel mio giardino durante l’inverno.
D’estate arrivano l’usignolo e il merlo che fanno il nido dentro alle siepi. Nel mio giardino è un continuo via vai e la sveglia incomincia già alle cinque! Tutto meraviglioso! Però poi, vedo lui, il passerotto, che resta con me tutto l’anno, sfidando il gelo invernale ed il caldo afoso dell’estate.
Ti adoro piccolo pennuto che, anche nei momenti più difficili per entrambi, sei sempre presente e per me sei “Patrimonio dell’Umanità”.

LE IMPRONTE FOSSILI DI UCCELLI, IN UN MUSEO ALL’APERTO

Camminando fra i boschi e i sentieri nelle Prealpi di Digne, nell’importante Riserva naturale geologica dell’Alta Provenza (FR) , si arriva, dopo quello delle ammoniti e dell’ittiosauro,  ad un altro fantastico “museo all’aperto”.  Nessun biglietto da pagare, questo sarebbe poco rilevante, ma immersi tra profumi di essenze vegetali, fruscii di lucertole e cinguettio di uccelli, ti ritrovi poi davanti ad un reperto molto raro, le impronte di uccelli lasciate sull’antica spiaggia di 20 milioni di anni fa, quando un bacino marino copriva la regione! Uccellini che zampettavano sulla sabbia umida, lasciando le loro impronte che poi sono state fossilizzate.  Adoro i musei, perché ci raccontano la storia della vita animale, vegetale e dell’uomo, ma osservare dei reperti museali in natura, è una sensazione fantastica!

LA PIÚ PICCOLA FATINA DEL MONDO

Camilla, la mia dolce nipotina, di ritorno da un viaggio, mi ha portato, come pensierino, conoscendo i miei gusti, questa Fatina che porta con sè la sua bellissima leggenda.
LEGGETELA E TORNATE BAMBINI … non sarà tempo sprecato.
 Si narra che molto tempo fa i viandanti che si addentravano nella foresta potevano  vedere la via, nell’oscurità della notte, grazie alla candida e radiosa luce delle lucciole.
Consapevole dei pericoli che si correvano durante questi viaggi, la Regina delle Fate decise di nominare la Fata della Notte che vegliasse sui viaggiatori. Così convocò i saggi; il Consiglio convenne che per scegliere la Fata della Notte le aspiranti avrebbero dovuto sostenere una prova di coraggio: passare da sole la notte nel bosco popolato da inquietanti creature notturne, tra cui Gmork il lupo mannaro.
L’unica che si mostrò capace di un tale incarico fu la più giovane fata del bosco, dimostratasi tuttavia la più intrepida. Fu così che, con gran tripudio di tutte le creature del bosco, fu nominata la Fata della Notte e le fu dato uno strascico di brillio per distinguerla dalle tenebre.        
 Il suo none fu Lucciola la Fata che Sbrilluccica, regina e signora degli spiriti della notte». Buona passeggiata notturna in tutta sicurezza e buona notte.

MUSEO ALL’APERTO, CON IL FOSSILE DI ITTIOSAURO

Nella più importante riserva geologica d’Europa, in Haute-Provence, famosa anche per i suoi “musei a cielo aperto”, si può ammirare, avvolto dalla natura e nel luogo del suo ritrovamento, il fossile di ittiosauro di La Robine-sur-Galabre.
Il suo nome deriva dal greco ichthys, che significa pesce e sauros, che significa lucertola, perché somiglia a un pesce ma appartiene all’ordine dei rettili.
L’ittiosauro di La Robine ha circa 185 milioni di anni e dopo la sua morte è stato coperto di fango e da un velo batterico che ne ha preservato lo scheletro il quale, fossilizzandosi, si è conservato sino ai giorni nostri. Quando raccontai ad un conoscente che avevo trascorso le mie vacanze frequentando i  musei … mi sentii dire: «Invece di stare all’aria aperta, lei si è chiuso in  un museo? Mah!!!».
Gli feci un sorrisino e me ne andai.

IL DIVORATORE DI GIGLI (Criocera del giglio)

La Criocera del giglio (Lilioceris lilii, Scopoli 1763), è un piccolo coleottero dal bellissimo colore rosso vivo. Gli individui adulti non superano i 6-8 mm.
e le larve, lunghe 9-10 mm, sono di color arancione e con la testa nera. Queste si circondano dei loro escrementi nerastri,che asciugandosi formano una specie di calotta a protezione dai predatori.
La loro alimentazione è costituita da piante della famiglia delle Liliacee.  Tanti anni fa, quando studiavo la fauna in alta Valle Cervo, notai una drastica diminuzione dei gigli di montagna (Giglio bulbifero e giglio martagone), il fenomeno era proprio dovuto alla “Criocera”, infatti non vi era un giglio che non fosse parassitato da questo insetto e dalle sue larve. La sequenza del Lilioceris lilii, è stata appunto ripresa nell’Alta Valle del Cervo, tra Montesinaro e Alpe le Piane (Provincia di Biella).